Il 7 ottobre 2025, presso l’agorà dell’IIS Luca Paciolo, si è svolta la conferenza “Il Coraggio della Verità” con protagonista il celebre giornalista Sigfrido Ranucci di Report Rai3. In un’atmosfera densa di aspettativa ed emozione, il dirigente scolastico, professoressa Laura Somma, ha aperto l’incontro con parole di benvenuto che hanno immediatamente catturato l’attenzione della platea. Ha ripercorso le tappe fondamentali della carriera e della vita umana di Ranucci, sottolineando con forza come il suo percorso sia stato segnato da una dedizione assoluta e da sacrifici enormi, ma soprattutto da battaglie coraggiose contro poteri forti che troppo spesso tentano di sovvertire certezze radicate.
Con voce ferma e sguardo penetrante, la Dirigente si è rivolta direttamente ai giovani presenti, lanciando un appello potente: diventare modelli di cittadinanza attiva, coltivare uno spirito critico affilato e abbracciare il coraggio civile come bussola di vita. Ha esortato i ragazzi ad assumersi responsabilità concrete verso la comunità, mettendo sempre il bene collettivo al di sopra degli interessi personali.
Con il carisma che lo contraddistingue, Sigfrido Ranucci ha aperto il suo discorso creando subito un dialogo diretto con il pubblico, spingendo i presenti a interrogarsi sulle sfide più attuali e delicate del mondo dell’informazione. Ha affrontato temi come il giornalismo investigativo, la dilagante presenza delle fake news e il peso crescente che l’intelligenza artificiale esercita oggi sul panorama mediatico. Con grande chiarezza, ha spiegato che considera l’IA “uno strumento come tale”: non un pericolo di per sé, ma qualcosa che va maneggiato con estremo senso critico e responsabilità, per evitare derive e manipolazioni.
La sua analisi è stata tagliente: “L’algoritmo che privilegia una notizia non è la sua verità ma la notiziabilità” – una frase che ha colpito come una lama, rivelando i meccanismi perversi dell’era digitale. Ha dipinto un quadro paradossale: mentre abbiamo un accesso straordinariamente facile alle informazioni attraverso web e social, siamo immersi in “un mondo insidioso dove bisogna fare lo slalom tra le fake news”.
Il cuore pulsante dell’incontro è emerso quando Ranucci ha condiviso episodi drammatici della sua esperienza professionale. Ha narrato con intensità emotiva le devastanti pressioni subite dopo l’esplosiva inchiesta su Falluja, che aveva svelato l’uso di armi proibite in Iraq: “Ci furono pressioni politiche e mediatiche feroci per distruggere me e tutto il team di Report. Volevano annientare la credibilità delle nostre prove”.
Analoghe tempeste ha dovuto affrontare durante l’inchiesta su Mafia Capitale, dove si è trovato nel mirino di controlli asfissianti, querele intimidatorie e campagne di demolizione sistematica della sua reputazione.
Ma il momento più commovente è stato il ricordo dell’ultima intervista a Paolo Borsellino, ritrovata dopo la strage di Capaci: “Mi tremavano le mani mentre ascoltavo quella voce. Sembrava lasciarci un testamento spirituale. Ho sentito schiacciare sulle spalle tutto il peso della responsabilità di preservare le testimonianze di chi è morto per la verità”.
Gli studenti poi hanno trasformato l’agorà in un’arena di confronto intellettuale, tempestando Ranucci con domande penetranti sulla censura invisibile, l’autenticità delle fonti, le conseguenze devastanti delle inchieste scomode e i rischi concreti per la sicurezza personale. Ha confessato di aver ricevuto minacce dirette e indirette, e di aver visto la propria famiglia pagare un prezzo altissimo: “I miei figli sono dovuti crescere prematuramente, spesso nella mia assenza forzata, perché questo mestiere mi trascinava continuamente ai quattro angoli del mondo”.
La sua filosofia professionale è emersa cristallina: “Essere giornalisti significa scegliere da che parte stare”, accettando che ogni verità svelata possa scatenare conseguenze terribili ma rappresenti al contempo un tesoro inestimabile per la collettività.
Il Dirigente scolastico, professoressa Laura Somma, ha sigillato l’incontro con parole che hanno risuonato come un manifesto generazionale. Ha sfidato gli studenti a compiere sempre “la scelta più coraggiosa, abbracciando la strada più ardua senza mai cedere alla tentazione del percorso comodo”. Il suo messaggio finale ha colpito dritto al cuore: “Scegliere verità e onestà non è solo un atto personale, ma la pietra angolare per costruire cittadini consapevoli e una società degna di questo nome”.









