Il 16 gennaio, nel Teatro Comunale di Sant’Oreste, si è tenuto il convegno “I Bunker come museo diffuso e come difesa nel XXI secolo” in cui si è riflettuto sul valore del bunker del Monte Soratte, trasformato da luogo di guerra a spazio di formazione e condivisione. La perfetta prosecuzione del convegno è stata l’inaugurazione della mostra diffusa “Punto di arrivo nel Nuovo Mondo di Pace”; la docente di scultura dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, Oriana Impei, ha scelto di far riflettere sulla pace attraverso lo stretto rapporto tra arte e natura. E così, tra le sale delle Bettine e le gallerie del bunker, si è diffuso un messaggio artistico di speranza al quale hanno partecipato, tra gli altri, gli studenti del liceo Artistico Paciolo di Anguillara Sabazia. In una mostra affascinante e carica di significati, l’arte ha incontrato la tradizione attraverso un elemento semplice ma profondamente simbolico: il pane. L’esposizione ha accolto pani modellati in argilla cruda, riproduzioni fedeli delle forme tipiche delle diverse regioni italiane; a progettarli e plasmarli sono stati gli alunni del biennio sotto la guida delle Professoresse Viviana Ravaioli e Patrizia Santoro capaci di liberare la creatività dei loro alunni.
Le opere, disposte a spirale, hanno una loro origine in un pane scuro, simbolo del lievito madre; sono oggetti simbolici che, con la loro forma particolare, rappresentano un’identità locale, un gesto quotidiano che diventa memoria collettiva.
L’opera appare particolarmente suggestiva anche grazie al colore bianco dei manufatti: il contrasto con il calore cromatico del pavimento li rende capaci di brillare di una luce propria.
L’installazione ha invitato il pubblico a riflettere su come il cibo sia un linguaggio comune ma al tempo stesso profondamente variegato capace di raccontare storie di comunità, mestieri antichi e gesti tramandati. Proprio come l’Arte, il linguaggio internazionale per eccellenza, capace di trascendere le barriere linguistiche e culturali per comunicare direttamente alle emozioni e all’inconscio; come affermava Picasso, “l’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità”.
Il titolo dell’esibizione “ARS NON DAT PANEM!?” gioca ironicamente con il famoso detto latino “l’arte non dà da mangiare”. Una provocazione che mira a far emergere un concetto opposto: l’arte è capace di nutrire la memoria e l’identità.




